Info sul portare i bimbi in fascia
Alleghiamo sotto le bellissima scheda sui benefici del portare i bimbi scritta dall’Jacqueline Jimmink a, e facciamo una premessa sulle nostre scelte di vari modelli di portabimbo.
Naturalmente noi vendendo anche abbigliamento biologico e prodotti certificati Fair Trade per la giustizia sociale verso i lavoratori, abbiamo fatto delle scelte corrispondenti alla nostra etica. Avremmo potuto proporre a costi molto più bassi fasce e marsupi in cotone convenzionale realizzati in Asia, ma non lo facciamo. I marsupi, le fasce portabimbo, i Mei Tai che troverete sul nostro sito sono realizzati in cotone biologico, in cotone 100% certificato Fair Trade, oppure in misto canapa/cotone biologico.
Abbiamo selezionato aziende Italiane ed Europee, che producono con un buon rapporto qualità prezzo, garantendo anche il rispetto dei diritti dei lavoratori.
PORTARE I PROPRI BIMBI
© Copyright Jacqueline Jimmink and BambiGioi www.bambigioi.it
LE ORIGINI
L’uso di portare su di sé i propri piccoli non è prerogativa esclusiva della specie umana. Molte specie animali lo fanno, per tempi più o meno lunghi. Si tratta di una delle forme più spontanee di comportamento materno in molti mammiferi. Perché alcuni portano sempre con sé i loro piccoli? Una risposta potrebbe ricercarsi nell’allattamento. La ricerca mostra che mammiferi con latte a basso contenuto proteico nutrono i loro piccoli molto regolarmente e con intervalli brevi tra un pasto e l’altro. I mammiferi con un latte ad elevato contenuto di proteine si comportano in maniera opposta: i conigli, che hanno un latte particolarmente ricco di proteine, nutrono i loro piccoli solo una volta ogni 24 ore, per quattro o cinque minuti. Il piccolo può sopravvivere a lungo senza la madre. I primati, compresa la specie umana, hanno un latte materno a basso contenuto proteico, perciò hanno bisogno di nutrire i loro piccoli regolarmente. I pasti durano da dieci a trenta minuti. Perché la madre possa nutrire il piccolo così regolarmente, è necessario che lo porti con sé. Un piccolo di scimpanzè, di scimmia o d’uomo non può camminare, perciò deve essere portato. I piccoli di scimmia si afferrano al pelo del ventre della madre. Per i piccoli d’uomo occorre un supporto.
L’evoluzione ha portato alla scomparsa degli artigli e dei peli, nell’uomo. Gli uomini avevano dunque bisogno di un espediente che consentisse loro di portare con sé i loro piccoli. Portarli in braccio non era pratico, perché le donne avevano bisogno delle mani libere per occuparsi dei quotidiani lavori domestici. Semplici porta-bimbo fatti di pelli di animali o corteccia di alberi rappresentano alcuni dei primi esempi di materiale culturale umano.
(Da: Lieve lasten-Kit publishers)
PORTARE I BAMBINI IN OCCIDENTE E NEI PAESI NON OCCIDENTALI
Neonati e bambini piccoli sono stati portati dai loro genitori dalla notte dei tempi, e ovunque nel mondo sono stati sviluppati molti e vari tipi di espedienti e di vestiti utili a portare, influenzati nella forma e nella funzione dalla cultura e dal clima delle diverse parti del mondo.
Portare il bimbo sembra essere un fenomeno nuovo, in occidente. Ma non è così: i porta-bimbi sono stati usati in Europa fin dall’antichità. Nell’Europa occidentale gli scialli per portare i bimbi venivano automaticamente associati ai vagabondi e ai nomadi. Questo non significa che i bimbi non venissero portati, ma semplicemente che non venivano usati strumenti per farlo. Negli anni sessanta i porta-bimbo cominciarono a diffondersi e oggi un numero crescente di genitori ne fa uso. Invece di usare una carrozzina, il piccolo è tenuto stretto al loro corpo. La diffusione di questa abitudine nella cultura occidentale è impressionante. Evidentemente, il porta-bimbo soddisfa un bisogno. Sempre più persone si convincono dei benefici di portare i bimbi: è pratico, e i bimbi ne traggono beneficio. Così l’occidente sta gradualmente adottando un importante elemento di una cultura non occidentale: portare i bambini.
Nelle culture non occidentali i vari modi di portare i bambini hanno avuto caratteristiche comuni per secoli. Il marsupio è talvolta una parte importante del corredino. Può essere uno status symbol e può contenere simboli destinati alla protezione o di buon augurio per il futuro del bambino.
Alcune scene risalenti all’epoca dei faraoni in Egitto dimostrano che strumenti per portare i bambini sono stati usati fin dall’antichità. Il famoso affresco di Giotto nella cappella Arena a Padova data all’inizio del IVX secolo: in esso Maria, seduta a dorso di un asino, porta Gesù in uno scialle. Ci sono anche prove che l’abitudine di portare i bambini esistesse già nella preistoria; è, anzi, verosimile, che questo sia stato proprio uno dei primi problemi che l’umanità si è trovata ad affrontare.
Nel mondo occidentale i benefici di questo modo di portare i bambini sono stati riscoperti solo recentemente.
Se guardiamo alla storia dell’umanità ci appare evidente che il trasporto dei bambini ha avuto un vero e proprio ruolo nello sviluppo della specie umana. I nostri piccoli non sono “uccellini di nido”: per proteggersi, interagire con l’ambiente circostante, nutrirsi e muoversi liberamente hanno bisogno delle nostre braccia!
(Da: Lieve lasten-Kit publishers).
OVUNQUE GLI UOMINI PORTANO I LORO BAMBINI
Dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla Siberia al Sud Africa, dall’Alaska all’Australia, ovunque nel mondo troviamo neonati e bambini piccoli in movimento con i loro genitori.
Ovunque nel mondo, le genti hanno sviluppato modi propri per portarli, diversi secondo la varietà di climi e di ambienti naturali.
Una madre Inuit non lascia il suo bambino nella culla a -30°C, perché morirebbe di freddo. Lo porta invece sulla schiena, in una sacca di pelle di foca, al caldo del suo corpo.
I porta-bimbi sono fatti con i materiali reperibili sul posto.
In Canada e in Siberia sono di corteccia di betulla foderata di morbida pelliccia.
Più a sud, dove il clima è più mite, diventano cesti di paglia, sovente con uno schermo sulla testa del bimbo, a protezione dal sole.
Ai tropici la madre la madre porta il suo bambino in uno scialle leggero o in una fascia.
Ci sono grandi differenze tra le culle, i cesti e le fasce.
Nelle aree dove gli inverni sono freschi o freddi (con l’eccezione delle regioni estremamente fredde), dove le temperature nei mesi più freddi restano sotto i 10°C, i bimbi passano la maggior parte del giorno e spesso l’intera notte in culle per portarli. Dove il clima è più mite essi trascorrono la maggior parte del giorno in uno scialle e la notte vicino alla madre. (Ci sono comunque eccezioni a questa regola).
CULTURE DIVERSE… DIVERSI MODI DI PORTARE
I bimbi si portano in tanti modi: sulla schiena, davanti, sul fianco o negli abiti.
Sulla schiena , col supporto di una banda frontale, oppure con una cinghia su una sola spalla, o su entrambe, in una pezza di stoffa tenuta sulle spalle e annodata davanti, o in un telo appoggiato su una sola spalla e annodato davanti passando sotto l’altra, oppure, ancora, in un telo legato davanti sotto entrambe le braccia.
Se la madre porta il bimbo sul fianco, normalmente ella usa una pezza di stoffa o una fascia.
Quando si tiene negli abiti, si provvede invece ad adattarli con un appoggio più comodo per la schiena, un cappuccio o una piega, all’interno della quale il piccino trovi un posto confortevole. (Lieve lasten-Kit publishers).
Nella maggioranza delle culture dove portare con sé il bambino fa parte della routine quotidiana, il piccolo giace in una cesta appesa a un albero o appoggiata, oppure in una pezza di stoffa legata al corpo della madre, mentre ella svolge il suo lavoro.
Se sono portati in uno scialle, essi non si separano fisicamente da lei nemmeno durante il lavoro.
Nelle pause, la madre se lo appoggia in grembo o lo posa per terra vicino a sé.
Finché è dipendente dalla madre, il piccolo rimane sempre vicino a lei. Il tempo trascorso nello scialle diminuisce nel corso del suo primo anno di vita. Il ricercatore ingleseChrisholm ha scoperto che i piccoli Navajo nel Nord America trascorrono in media sedici ore al giorno nella culla con cui la madre li trasporta, per i primi tre mesi della loro vita. Attorno al primo compleanno, la media è di nove ore. Quando sono più grandi, e talvolta devono far posto a nuovi bambini, sono spesso la nonna o le sorelle maggiori a prendersene cura e a portarli.
In Occidente, al contrario, i bambini sono per lo più portati dalla mamma nel tempo libero: lungo la strada per l’asilo o durante lo shopping.
Raramente si porta un bimbo durante le faccende domestiche, e una donna che porti il bambino in uno scialle mentre insegna o lavora davanti a un computer è un fenomeno totalmente inaudito. (Lieve lasten-Kit publishers).
CHI PORTA I BAMBINI?
Ci sono poche statistiche su questo argomento, e poche informazioni. Woodrow W. Denham ha condotto uno studio sugli Alyawara, una tribù del centro dell’Australia che ancora vive in parte di caccia e di raccolta. In 507 casi su 510 i bambini erano portati da donne o ragazze. Le bambine cominciano a portare bambini piccoli dall’età di cinque anni. I più piccoli, tuttavia, sono sempre portati dalla mamma, in supporti di legno appoggiati sul fianco. Quando cominciano a muovere i primi passi, i bambini sono ancora portati sul fianco, sulle spalle o sulla schiena, in particolare durante i lunghi tragitti in cerca di cibo.
(Da. Lieve lasten-Kit publishers).
© Copyright Jacqueline Jimmink e BambiGioi
INTRODUZIONE
BISOGNI FONDAMENTALI…
Essere portato soddisfa il bisogno fondamentale di contatto fisico e di sicurezza del bambino. Con uno scialle porta-bimbo è possibile portarlo fin dalla nascita. Comincia così la fase che chiameremo “dello scialle porta-bimbo”, o “in braccio”, che termina approssimativamente attorno ai nove mesi, quando il bambino comincia a muoversi carponi, per allontanarsi un poco e tornare da chi si prende cura di lui.
In questa fase il bambino dovrebbe ricevere il massimo contatto fisico possibile (preferibilmente le intere 24 ore) dalla madre, o da un altro adulto che se ne prenda cura.
Spesso si teme che questo renda il bambino troppo dipendente dalla madre; è vero il contrario. Lo sviluppo di sé e la conquista dell’autonomia sono impulsi naturali di ogni bambino. Egli sa istintivamente di cosa ha bisogno, e come chiederlo. Quanto più naturale sarà la risposta ai suoi bisogni, tanto più presto egli oserà avventurarsi da solo nel mondo esterno.
Sappiamo istintivamente che i bambini vogliono essere portati in braccio. Quando un bimbo piange, spontaneamente lo prendiamo in braccio e lo culliamo. La ricerca dimostra che i bambini sovente presi in braccio si sentono meglio di quelli che lo sono poco. Perché? Dopo nove mesi passati nel grembo materno è difficile per il bambino adattarsi allo stato di quiete e a una culla priva di movimento. L’ostetrica olandese Lisette Thooft chiama questo stato d’animo “fame di pelle”.
In gran parte del mondo le madri portano il loro bimbo con sé per tutto il giorno. Qui in Occidente questo è persino difficile da immaginare. Noi dubitiamo che sia un bene per la schiena e il collo del bambino, ma un numero sempre maggiore di donne decide di portare il figlio stretto a sé. E la ricerca scientifica dimostra che hanno ragione per più di un aspetto.
Qui, nella società occidentale, si sente spesso il consiglio di “lasciarlo piangere un pochino”. “Lo vizierai, se lo tiri su dal suo lettino; e crescerà viziato”. Così, pur soffrendone, molte donne lasciano che il piccolo pianga finché non si addormenta.
Nei paesi non occidentali le madri portano il figlio stretto a sé dentro uno scialle (sulla schiena o sul fianco) tutto il giorno, finché non abbia imparato a muoversi e possa scoprire il mondo da solo. Il bimbo si sente sicuro, così vicino alla madre, e piange raramente.
Portato vicino al corpo della mamma, il bambino acquisisce sicurezza e indipendenza, perché si è sentito al sicuro fin dall’inizio. Molti pensano che un bimbo tenuto molto in braccio diventerà un monello viziato. Non è vero: non è possibile viziare troppo un bambino. Al contrario, egli ha disperatamente bisogno di movimento, di calore e di amore.
I VANTAGGI DI PORTARE IL BEBE’:
PORTARE IL BEBE’ E’ FACILE…!
Non c’è bisogno di trascinarsi dietro passeggini e carrozzine….uno scialle porta-bimbo si mette facilmente in borsa.
I lavori domestici diventano incredibilmente facili da svolgere, mentre tante mamme si lamentano di quanto sia impossibile.
Non si è legati a casa per il sonnellino del pomeriggio o per le poppate, perché il bambino è sempre con la mamma, dovunque vada.
Si risparmia una fortuna in baby sitter, e se ne ha in cambio un bimbo soddisfatto, felice e indipendente.
ASPETTI SOCIALI….
Portare i bambini a contatto col proprio corpo ha importanti implicazioni sociali.
Il bambino riceve le sue prime impressioni dell’ambiente circostante attraverso il filtro della madre. Con lei impara a conoscere ciò che lo circonda. Dopo la nascita egli continua a sentire il ritmo della madre, e il movimento è parte della sua percezione del mondo. Il profumo della madre, la sua voce e il suo calore, lo calmano. Separarlo da lei è negativo per il suo sviluppo.
IL BIMBO PORTATO E’ PARTE DELLA VITA REALE…
Il bimbo stretto alla madre sente tutti i suoi movimenti e ne è automaticamente cullato. I più grandi possono guardare oltre le spalle della madre per vedere che cosa sta facendo.
Si pongono così le basi per le esperienze successive. Il bambino prende parte in maniera passiva alle azioni di che lo porta e questa partecipazione passiva costituisce la base per quella attiva che seguirà quando comincerà a trascinarsi, a gattonare e poi a camminare.
Un bimbo che passa molto tempo in una culla ferma, guardando il cielo o l’interno di una carrozzina, è privato di molte esperienze precoci essenziali. Poiché ha bisogno di partecipare alla vita quotidiana, non è importante solo sedersi, guardarlo e dare risposte a ciò che chiede, ma condurre una vita attiva e rendervelo partecipe . Giocare una parte naturale nella nostra vita, è fonte per lui d’ispirazione e di stimolo.
IL CONTATTO FISICO…
E’ noto che i bambini cresciuti con carenza di affetto e di contatto fisico ne sperimentano le conseguenze negative. Lo psichiatra infantile americano Rene A. Spitz, in seguito alle sue ricerche condotte in diverse case di bambini, concluse che i bambini che passano molto tempo soli e ricevono poche attenzioni presentano ritardi nello sviluppo, manifestano comportamenti inquieti e inibiti, faticano a imparare a mangiare da soli e risultano più difficili da educare.
I bimbi hanno bisogno di molto contatto fisico. Portarli stretti al proprio corpo appaga questo bisogno.
La ricerca dimostra che i bambini frequentemente portati piangono mediamente il 45% meno di quelli che non lo sono. Portare il proprio bambino consente a lui e ai genitori di imparare a riconoscere i reciproci segnali molto rapidamente. In questo modo il bambino non ha bisogno di piangere e contemporaneamente impara a credere nei propri segnali: un’esperienza fondamentale per la costruzione di una salutare fiducia in sé stesso, mentre viene evitata l’esperienza della debolezza, causata dalla mancanza di risposta o da una risposta ritardata, giacché viene dopo un’esitazione, ai primi segnali di bisogno, con il conseguente pianto.
E’ molto importante che il bambino riceva una risposta immediata ai segnali che invia, perché questo gli insegna a fidarsi dei suoi genitori e influenza positivamente la sua capacità interattiva all’interno e all’esterno della famiglia.
Un bambino frequentemente portato vicino vive meno tempo nell’esperienza negativa e questo è molto importante per le sue aspirazioni nella vita futura. Aumenta, per contro, il tempo di cui egli dispone per apprendere ciò che accade nella famiglia e nel mondo esterno, da una posizione che lo fa sentire sicuro e protetto.
Il porta-bimbo è particolarmente utile se in famiglia ci sono già altri bambini, perché consente al più piccolo di partecipare alla vita familiare sentendosi sempre al sicuro. Anche la rivalità dei fratelli risulta diminuita, laddove sia necessario dividere la propria attenzione tra diversi figli, perché l’ultimo entra naturalmente a far parte della famiglia fin dalla nascita.
MOVIMENTO…
Quanto sia importante il movimento è dimostrato da uno studio condotto dall’Università della Louisiana (Stati Uniti) su due scimmie orfane, cresciute l’una con una finta madre fissa, l’altra con una dondolante. Dopo dieci mesi, la prima scimmia era timida e paurosa, mentre la seconda si comportava in maniera normale.
Dopo nove mesi all’interno del ventre materno i neonati non sono veramente compiuti; sono necessari altri nove mesi su di esso, dove continuano a sentire il battito del cuore della madre, il suo respiro e la sua voce, il calore del suo corpo e il movimento. Questa esperienza dà al bambino un senso di profonda sicurezza.
Il bambino riconosce questa situazione, che è in qualche modo correlata con l’organo dell’equilibrio. Situato dietro il timpano auricolare, esso ci consente di spostarci a destra e a sinistra, su e giù, avanti e indietro. Quando portiamo il bambino su di noi, egli si muove in tutte le direzioni mentre noi stessi lo teniamo in equilibrio: esattamente come nell’utero. Poiché egli si trova pressoché costantemente in movimento, il suo organo dell’equilibrio è costantemente stimolato. Alla nascita l’organo dell’equilibrio è particolarmente sensibile e i bambini sembrano effettivamente anticipare questi movimenti che, tuttavia, in una culla non possono sperimentare.
UN BAMBINO MOLTO PORTATO SCOPRE I SUOI LIMITI…
Dalla sua posizione sicura, stretto alla mamma, il bambino impara tutto ciò che ella fa. Assiste alla sua normale routine quotidiana e impara a prendervi parte con fiducia. La mamma non è ossessionata dalla preoccupazione di doverlo costantemente proteggere, mentre lui impara da solo e può giudicare molto meglio i possibili pericoli. Qui in Occidente abbiamo spesso pensato il contrario: il bambino deve al principio essere lasciato in disparte, da solo nella culla, nella carrozzina, nel seggiolino dell’auto; in questo modo, quando comincia a gattonare è indispensabile seguirlo sempre, con la conseguenza di proteggerlo in modo eccessivo. Lasciar andare è un’arte.
I BIMBI PORTATI PIANGONO MENO…
Secondo i pediatri di Montreal portare i bambini stretti a sé ha un effetto positivo sul loro comportamento correlato al pianto. Nella loro ricerca essi confrontarono due gruppi di madri e bambini di età tra le quattro e le dodici settimane, e risultò che i bimbi molto portati piangevano meno. Secondo gli esperti essi danno l’impressione di essere contenti, sono molto vigili e mostrano interesse per ciò che li circonda. Da svegli, essi assorbono l’ambiente nel quale la madre si muove quotidianamente. I loro sensi sono stimolati perché si dà loro costantemente la possibilità di vedere, sentire, annusare, udire e toccare.
Lo scialle porta-bimbi può anche essere usato per aiutare i bambini che piangono molto. Anche se piange, il bambino trae conforto dal trovarsi stretto alla mamma, della quale può udire il battito del cuore e la voce – rumori molto rassicuranti per lui, mentre i suoi movimenti lo cullano.
Quando si allunga e si irrigidisce inarcando la schiena, il bambino si trova in uno stato di stress. E’ una situazione relativamente frequente nei neonati e nei bambini piccoli, e può essere aggravata se il bambino è lasciato disteso. La posizione fetale spesso aiuta (anche gli adulti sovente dormono in posizione fetale). La posizione verticale, invece, non è indicata in questo caso (con la sola eccezione del cosiddetto metodo canguro, se ben supportato).
Portare il bimbo in uno scialle evita normalmente che la crisi insorga.
La ricerca mostra che i bambini portati per più di quattro ore al giorno piangono meno di quelli che lo sono per meno di due. Essere portato, dunque, diminuisce il tempo che il bambino dedica al pianto.
Per comprendere questo fatto è utile osservare quali sono i motivi che, normalmente, inducono un bambino a piangere:
- un bisogno urgente non soddisfatto. Per esempio il bimbo sente il bisogno del contatto fisico, di essere allattato al seno, di un pannolino pulito, ecc. In questo caso, la madre che si affida al suo sentire e alla sua intuizione saprà rispondere facilmente a questi bisogni. Un bimbo che è continuamente rimesso nella sua culla dice, piangendo: voglio stare in braccio! Un bambino portato nella fascia lunga, invece, impara a manifestare i suoi bisogni alla madre, o al padre, sempre presenti, con un linguaggio del corpo diverso da quella del pianto.
- Il bambino sperimenta un sentimento di insicurezza e di tensione, perché non può capire quello che accade intorno a lui. Proviamo a immaginare: un bimbo in un passeggino, in una strada piena di traffico, siede rivolto in avanti, legato dalle cinghie che gli impediscono di voltarsi per vedere il volto rassicurante della madre. E’ sopraffatto da colori e forme, da rumori, da fumi delle auto, da innumerevoli impressioni che aggrediscono i suoi sensi privi di protezione, senza che egli sia coscientemente in grado di selezionare, elaborare, ordinare le informazioni. Un eccesso di esperienze fluisce nella sua anima: fatto di brandelli, frammenti, cose spaventose che creano solo confusione. La sera avrà bisogno di ben più di una buona dose di pianto per liberarsene. Immaginiamo questo: ci troviamo nella stessa strada piena di traffico, ma il bimbo siede nel porta-bimbo , al sicuro, contro il corpo familiare della madre. Egli sperimenta il ritmo dell’andatura di lei che lo culla, il calore del suo corpo, il suo profumo, la sua voce. La sua sicurezza funziona come un respingente tra il bambino e il caotico mare d’impressioni sensoriali del mondo esterno. Può guardarsi intorno con curiosità, ma può anche tornare a rifugiarsi nello scialle. In questo modo può assorbire molte impressioni ed esperienze che, questa volta, da una posizione di sicurezza, egli può elaborare.
- Il bambino non può consumare il suo eccesso di energia.
E’ questa un’altra funzione fondamentale del porta-bimbo: dar modo al bambino di utilizzare la sua energia in eccesso, finché non sia in grado di farlo da solo, quando comincerà a gattonare e poi a camminare. Prima di allora, il bambino accumula dal cibo e dalla luce una gran quantità di energia muscolare che è percepita in maniera particolarmente spiacevole. Per liberarsene egli piange, scalcia, e pesta. Per questo ha bisogno del contatto costante con il campo energetico di una persona attiva, in grado di scaricare attraverso l’attività l’energia inutilizzata di entrambi. Questo spiega perché il bambino portato nello scialle sia così rilassato e pianga così poco: perché non deve lottare con un fastidioso carico di energia. In altre parole: è possibile calmare rapidamente un bambino agitato correndo, saltando, ballando o svolgendo qualsiasi altra attività per tutto il tempo in cui vi si investano energie in eccesso. Quanta più è l’attività, tanto meglio sarà per il bebé.
I BAMBINI PORTATI IMPARANO MEGLIO…
I bambini imparano per connessioni. Un bimbo che, nel passeggino, è sopraffatto da impressioni che non è in grado di ordinare, che costantemente sperimenta l’insicurezza di quella situazione, impara meno e ha bisogno di grandi crisi di pianto per scaricare la tensione. Al contrario, il bambino portato vicino si trova in una situazione di sicurezza e di tranquilla vigilanza . E questo è esattamente lo stato che lo rende più ricettivo, il più favorevole all’apprendimento e all’interazione con l’ambiente. Perciò portare è uno dei modi migliori per stimolare la naturale intelligenza dei bambini.
I BIMBI PORTATI SVILUPPANO MEGLIO L’ATTIVITA’ MOTORIA…
Sono anche avvantaggiati nello sviluppo del linguaggio, che è strettamente correlato allo sviluppo motorio e al senso dell’equilibrio, entrambi sollecitati al massimo dallo scialle porta-bimbo.
Sedere nello scialle è particolarmente benefico per lo sviluppo delle anche e delle gambe e può, talvolta, sostituire gli strumenti ortopedici quando siano necessari.
Inoltre il bambino vede il mondo dalla prospettiva dell’adulto: non deve costantemente alzare lo sguardo a persone più alte di lui, ma si trova all’altezza degli occhi della madre, con la possibilità di un contatto più equilibrato che incoraggia la sua autostima.
IDEALE PER LA RELAZIONE TRA PADRE E FIGLIO…
Il porta-bimbo costituisce un’opportunità ideale per i padri, che sono spesso lontani da casa ( e che, dopo tutto, la natura non ha destinato a nutrire il bimbo al seno), per conoscere meglio il proprio figlio e per sviluppare con lui un forte legame interiore.
Non è sempre facile, per il padre, costruire un legame col figlio nei primi tre mesi, caratterizzati dal più intenso contatto con la madre. Portare il bambino dà al papà l’opportunità di condividere molto presto attività piacevoli con il figlio. E rappresenta per il bambino la possibilità di un’esperienza in più: un ritmo diverso nel camminare, un diverso battito del cuore, una voce più profonda, la sicurezza di una persona completamente diversa. Il bambino è felice di questa nuova esperienza, come il padre sarà certamente felice di aver trovato un canale di contatto col figlio.
L’EDUCAZIONE FACILE…
La facilità di educarlo è un altro aspetto della cura del bambino, direttamente connesso con la scelta di portarli su di sé.
Ancora una volta, il clima è importante.
Nei climi caldi, dove la madre porta il bambino direttamente contro il suo corpo senza pannolino, ella sente lievi movimenti inquieti ogni volta che il bambino ha bisogno di defecare. Nei climi più freddi si usa talvolta mettere uno strato di muschio essiccato o di corteccia di cedro polverizzata nella culla. Questi strati vengono sovente sostituiti, in modo che il bambino rimanga più o meno asciutto. In Afghanistan si usa praticare un foro nel materasso e nel fondo della culla. Un dispositivo a forma di tubo è legato al corpo del bambino durante la defecazione, in modo che le feci siano trasportate fuori dalla culla attraverso il foro. Il tubo termina con una testa rotonda per i maschi, e con una testa ovale per le femmine.
(Da: Lieve Lasten-Kit Publishers)
Tutto ciò può sembrarci molto primitivo, ma ci sono abbastanza persone, anche qui in Europa, che crescono i loro bambini in modo da educarli facilmente fin dalla nascita, e non usano pannolini. (Si rimanda al libro “Infant potty training” di Laura Boucke e al libro “Diaper Free!The Gentle Wisdom of natural infant hygiene” di Ingrid Bauer). Per queste persone, portare il bambino è ideale.
IL DISTACCO DALLA MADRE E’ PIU’ FACILE…
Un bimbo portato nei primi nove mesi di vita è dunque contento, indipendente, ha una solida base di sicurezza e si stacca facilmente dalla madre. Crescere il bambino in modo naturale può dunque aiutare la madre a staccarsi più facilmente da lui. Una madre che segue appieno i suoi naturali istinti, e modula su di essi i suoi comportamenti, per esempio consentendo al suo piccolo un contatto costante (24 ore) e l’allattamento al seno, una madre che ha assecondato interamente il suo istinto materno, sarà capace, quando il figlio comincerà a gattonare, di lasciarlo andare e di essere felice dell’indipendenza che egli sta raggiungendo.
PORTARE, UN PROCESSO NATURALE…
Portare è un processo naturale che si riduce gradualmente nel tempo.
Il bisogno di essere portato diminuisce man mano che il bambino cresce e sviluppa nuove capacità motorie. Quando imparano a muoversi carponi i bambini chiedono meno di essere portati. Dal momento in cui impara a gattonare la madre assume un ruolo di secondo piano: prende il minimo possibile d’iniziativa ma rimane costantemente disponibile. Se per esempio il bambino cade, andrà dalla mamma per essere confortato, ed ella lo farà in maniera incondizionata, finché il piccolo riprenda le sue esplorazioni. Così facendo il bambino svolge un ruolo attivo nella relazione. Egli torna quando è stanco, quando ha fame, quando ha bisogno di attenzione. Il bisogno d’essere portato evolve nel bisogno di gattonare, e lo scialle porta-bimbo si è mutato in un posto confortevole dove riposare.
Spesso il bisogno di essere portati è ancora molto forte quando i bambini sono più grandi e già in grado di camminare, talvolta fino all’età di tre anni. Questo non dipende solo dal fatto che siano stanchi di camminare, ma , ancora una volta, dal loro bisogno di contatto fisico. Con un porta-bimbo, per esempio fatto a scialle, il compito di prendersi cura del proprio bambino è reso più leggero. Il rischio di uno sforzo eccessivo è meno comune quando un bambino è portato frequentemente, perché il sistema muscolare dei genitori si adatta naturalmente all’aumentare del suo peso.
© Copyright Jacqueline Jimmink and BambiGioi