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“Sosteniamo la moda Sostenibile”, partecipa alla campagna di Altramoda – Vestirebio!

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Da quando Altramoda è nata abbiamo sempre sostenuto e promosso l’abbigliamento naturale, biologico ed ecologico, un settore allora (circa 8 anni fa) molto poco conosciuto ma che oggi fortunatamente sembra entrare maggiormente nelle coscienze delle persone. Per questo abbiamo deciso di contribuire nel dare una svolta a questo necessario cambiamento. È così che prende il via la nostra campagna “Sosteniamo la moda sostenibile” per promuovere, diffondere e far conoscere l’abbigliamento etico, biologico e sostenibile.

1. Perché è necessario cambiare rotta?

Probabilmente avrete già letto o sentito dire che l’industria della moda è la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella del petrolio. È diventata ormai un’industria con ritmi di produzione esasperati, con un volume che è raddoppiato dal 2000 al 2014 e che genera una domanda sempre maggiore di fibre tessili (soprattutto a basso costo). La conseguenza diretta è un abbassamento notevole dei prezzi e quindi un consumo oltre le reali necessità con capi che vengono buttati ogni anno e che una volta gettati creano rifiuti non biodegradabili e altamente inquinanti. Questa è la “Fast Fashion”.

Ma l’inquinamento dell’industria della moda convenzionale nasce proprio dall’inizio della sua catena produttiva, ovvero dai materiali utilizzati passando poi per le sostanze con le quali vengono trattati i capi d’abbigliamento e i processi produttivi. Basti pensare che la fibra tessile più diffusa è diventata il poliestere, una fibra sintetica che necessita di grandi quantità di petrolio grezzo e la cui produzione rilascia sostanze quali CO2, ossido di diazoto, idrocarburi e altre sostanze tossiche. Ma anche se parliamo di fibre naturali come il cotone (non biologico) le cose non vanno meglio. Per la sua produzione il cotone richiede il 25% di insetticidi impiegati nell’agricoltura mondiale, circa il 10% di pesticidi ed enormi volumi d’acqua per la sua crescita. Lo sfruttamento, l’inquinamento e la contaminazione delle acque è un problema incombente con laghi che vedono dimezzare la loro superficie (vedi il lago Aral) e paesi come Cina, India e Indonesia in cui il 70% di fiumi e laghi è inquinato e contaminato a causa delle sostanze utilizzate per la lavorazione dei tessuti. Acqua che poi naturalmente verrà utilizzare per bere, lavarsi e allevare gli animali. Vi lasciamo immaginare le conseguenze.

Un altro aspetto critico è poi quello dello sfruttamento dei lavoratori, sottopagati, sottoposti ad orari disumani e condizioni di lavoro inaccettabili. Una data dice tutto. 24 Aprile 2013. Giorno in cui crollò il Rana Plaza, un edificio commerciale dove c’erano alcune fabbriche tessili che lavoravano per noti brand della moda e dove morirono 1138 operai sottopagati e sfruttati.

2. Verso una moda etica e una slow fashion

E allora cosa possiamo fare per invertire questa triste tendenza?

Prima cosa: diventare dei consumatori responsabili e consapevoli, informarsi e prendere coscienza di quello che c’è dietro la produzione di una t-shirt, di un paio di jeans e di una borsa. Questo ci permetterà di fare scelte etiche e contribuire a ridurre l’inquinamento oltre ad evitare inutili rifiuti. In questo modo si potrà ridurre l’impatto ambientale e sociale dell’industria della moda avvicinandosi a quella che oggi viene chiamata Slow Fashion. Per mettere in pratica questo cambiamento ecco cosa fare.

Cerca, controlla e affidati ai capi con certificazioni che riguardano i tessuti, le lavorazioni, l’etica e le condizioni di lavoro.

  • OEKO-TEX® garantisce l’innocuità per la salute umana.
  • GOTS (Global Organic Textile Standard) viene rilasciato per i tessili costituiti per il 70% almeno da fibre tessili biologiche e che subiscono processi di lavorazione ecologici.
  • Fair Wear Foundation è un’istituzione olandese che lavora per migliorare le condizioni dei lavoratori della moda in 11 paesi tra Europa, Asia e Africa, collaborando con ONG e sindacati, effettuanto controlli sulle aziende e programmi formativi per i lavoratori sui loro diritti.
  • FairTrade è un certificato che garantisce produzioni sostenibili, senza discriminazioni e sfruttamento, garantendo il giusto prezzo ai fornitori e agli operai, ed incentivando la creazione di associazioni e cooperative di lavoratori.
  • SA 8000 sono delle norme che certificano alcuni aspetti della responsabilità sociale d’impresa come rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, tutela contro lo sfruttamento e garanzia della salubrità e sicurezza dei posti di lavoro.
  • Alcuni brand inoltre fanno parte di network e associazioni che uniscono più produttori e che si dedicano alla promozione e sviluppo di criteri e standard per la moda etica e sostenibile come l’EFF (Ethical Fashion Forum), BAFTS (The British Association for Fair Trade Shops&Suppliers).

Una piccola parentesi va aperta sulla questione del Made in China ormai divenuto comprensibilmente sinonimo di cattiva qualità, sostanze tossiche e sfruttamento. C’è da dire però che la Cina ha il merito di essere tra i maggiori produttori di fibre tessili biologiche (primo per la canapa e quinto per il cotone biologico). Il fatto che queste fibre vengano coltivate qui fa sì che molti brand scelgano poi di continuare il ciclo di produzione in Cina per evitare inutili traporti e spostamenti. Ovviamente sotto rigidi standard per il rispetto delle norme di sicurezza e per i diritti dei lavoratori, controllando personalmente e periodicamente le fabbriche alle quali si affidano, e certificandosi con enti di controllo che hanno come obiettivo di verificare sul campo la produzione etica e biologica. Come dicevamo si può controllare che i capi Made in China riportino alcune delle certificazioni che abbiamo elencato sopra. Noi crediamo che la produzione in Cina può essere sostenibile, e crediamo che a questo grande paese faccia bene far fronte ad una richiesta di prodotti naturali e biologici, nella speranza che sia uno stimolo per una svolta, sia nella consapevolezza della popolazione, che nella pratica della produzione.

 

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Scegli fibre tessili biologiche, ecologiche ed ecosostenibili

Per ridurre l’inquinamento dell’industria tessile e minimizzare il suo impatto ambientale scegli fibre biologiche, ecosostenibili ed ecologiche.

Le fibre naturali biologiche sono senza dubbio la scelta migliore essendo le più ecologiche e naturali. Non impiegando pesticidi, insetticidi e concimi chimici non inquinerebbero terreni e acque come invece accade come abbiamo detto per la coltivazione del cotone. I tessuti, non contenendo queste sostanze che inevitabilmente rimangono nelle fibre, non arrecano fastidi alla pelle come dermatiti e reazioni allergiche e inoltre sono più traspiranti e assorbono maggiormente l’umidità. Oltre al cotone biologico altre fibre naturali biologiche sono il lino biologico, la lana biologica e la canapa. Quest’ultima non porta l’aggettivo biologico perché è una pianta che allontana naturalmente i parassiti grazie alle proprietà dei suoi oli e inoltre arricchisce il terreno invece di impoverirlo in quanto rilascia azoto. Ha inoltre bisogno di scarse quantità d’acqua ed è fortemente rinnovabile.

Le fibre artificiali ecologiche come ad esempio la viscosa di bamboo, sono delle fibre derivanti da piante ma che subiscono un processo chimico di trasformazione comunque ecologico ed ecosostenibile. Sul bamboo la questione è controversa, se vuoi approfondire ti lasciamo a questo link. Altre fibre ecologiche sono la fibra di eucalipto, quella di ricino e il Tencel®.

Il guardaroba etico e green

Con questi consigli sei già sulla buona strada per crearti un guardaroba green ed etico e contribuire così a rallentare la crescita insostenibile ed incontrollabile dell’industria della moda e della fast fashion.

Non è meglio avere meno capi nel tuo armadio ma di qualità, naturali, resistenti e di cui conosci la filiera, piuttosto che tanti capi prodotti in serie, dalla scarsa qualità e dalla dubbia provenienza, che dovrai buttare dopo neanche averla indossata per un anno?

D’altronde può una t-shirt costare 2 euro? (come veniva chiaramente spiegato in questo Social Experiment datto da Fashion Revolution)

Un'altra possibilità dal punto di vista etico è anche l'utilizzo di vestiti di seconda mano: una buona abitudine, che ha un suo pubblico soprattutto per gli amanti della creatività, del fai da te e del vintage.

3. Partecipa alla campagna di Altramoda e vesti Equo&Bio

È sulla scia di altre campagne di risonanza mondiale come la Fashion Revolution, la campagna Detox di Greenpeace e Abiti Puliti, che abbiamo voluto anche noi di Altramoda contribuire a questo cambiamento.

Così abbiamo pensato di farci sentire insieme a tutti voi per coinvolgere più persone possibili e per lanciare il messaggio che il cambiamento è necessario ma anche per dimostrare che una moda green non solo è possibile ma anche e assolutamente bella esteticamente, con capi non banali e dallo stile vecchio e noioso, poco creativo come si pensa.

La campagna infatti parte proprio dall’esperienza e dalla voce delle persone che l’abbigliamento biologico ed ecologico lo sostengono da anni come i nostri clienti.

Eh già siete proprio voi i nostri protagonisti e testimonial!

 

Prendete questo cartello che troverete nel pacco del vostro ordine, fatevi una foto e condividetela nella nostra pagina Facebook e Instagram con l’#iovestobioequo e #altramoda e facciamo vedere a tutti quanto è bella e sostenibile la moda bio!


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Contiamo su di voi!!